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Margherita, un anno di malattia

MargheritaLa mia cavalla Margherita compie un anno di malattia. Esattamente lo scorso dicembre le sono stati diagnosticati due tumori maligni alla parotide. Pensavo che l’avrei persa in poche settimane. Invece è ancora qui con me. La amo. Mi ha insegnanto moltissimo. Anche ad accettare la malattia e continuare a vivere. Guardando avanti.

Come ogni anno, il 1° ottobre La mattanza dei delfini in acque Giapponesi, una vergogna per il mondo civile.

delf.jpgdelfini-tramonto.jpgCome ogni anno, il 1° ottobre La mattanza dei delfini in acque Giapponesi, una vergogna per il mondo civile.

L’uccisione di 20 mila esemplari nelle acque davanti a Taiji

Navigando in internet alla ricerca di qualche articolo sull’increscioso destino riservato, ogni anno, a questi mammiferi, che adoro, ho voluto riportare alcune righe tratte dal Corriere della sera.it.

“MILANO – L’oceano all’improvviso cambia colore e le sfumature turchesi che normalmente lambiscono le coste della baiadi Taiji lasciano posto al rosso del sangue. delf.jpgdelf.jpgLo sguardo del delfino è disperato, il suo occhio si spegne in uno sbuffo di acqua che sembra una lacrima, il muso è ricoperto da una grande macchia color porpora. La sua agonia durerà poco, o forse comunque troppo: di lì a pochi minuti sarà gettato come un sacco di patate sulla banchina del mdelfini tramontodelfini tramontoolo, appeso al gancio del verricello di un piccolo camioncino e trascinato sul cemento fino ad un capannone dove mannaie e seghe elettriche metteranno fine al suo destino. Sezionato e diviso in parti arriverà nei frigoriferi di ristoranti e industrie conserviere.”

L’immagine è un pò forte e cruda, motivo per cui non ho voluto inserire foto riguardanti l’accaduto, però spero serva a scuotere le coscienze.

La cattura inizia in mare aperto: i pescatori giapponesi, avvistati i branchi, iniziano a battere violentemente su barre di acciaio parzialmente immerse in mare creando una barriera sonora che spinge i delfini nella baia di Taiji. L’insenatura viene chiusa da motoscafi con delle reti. I delfini rimasti in trappola si dibattono con violenza nel tentativo di liberarsi. Alcuni subacquei si immergono e isolano dal branco gli esemplari giudicati più adatti per essere rivenduti ai delfinari. Gli altri vengono invece arpionati e portati a riva per essere sezionati e inviati ai mercati.

Il business dei delfinari. I delfini vengono catturati non solo a beneficio dell’industria alimentare, ma anche per i delfinari e i circhi acquatici. E’ proprio questo il “trucchetto” con cui viene violata la Convenzione di Washington che prevede la moratoria della caccia ad alcune specie di questi mammiferi. Con la scusa di sensibilizzare la popolazione alla conoscenza dell’ambiente marino, le autorità giapponesi hanno chiesto di catturare anche specie protette.

La convenzione di Washington inserisce i delfini di Taiji in una lista che prevede non il divieto assoluto di caccia, stabilito per gli animali in via di estinzione, ma l’istituzione di quote di prelievo. «Il Giappone – sottolinea la Lav (la lega anti vivisezione) – può così catturarli con l’ipocrita alibii di difendere le risorse ittiche dai possibili predatori, a tutto vantaggio in realtà dell’industria alimentare e di quella del divertimento». Ric O’Barry, l’ambientalista francese dell’associazione OneVoice che è riuscito a girare un filmato del massacro e che ha lavorato per anni nei delfinari e ha addestrato gli animali della serie televisiva del delfino Flipper maturando così una notevole esperieza e conoscenza in materia, afferma che la causa della riduzione di numerose specie di pesci, è proprio lo sfruttamento indiscriminato da parte dell’industria ittica.

Sul sito della LAVwww.infolav.org/lenostrecampagne/altrecampagne/zooeacquari/protestacontrolacatturadeidelfini/index.htm” è stata attivata una pagina che contiene tutte le indicazioni utili per poter inviare una e-mail di protesta al Primo Ministro giapponese. Lo scopo è chiedere all’autorità nipponica di intervenire in maniera concreta per porre fine al massacro. E’ sempre più chiaro che i fini scientifici, per i quali il Giappone giustifica queste catture, sono soltanto degli espedienti.

Non è per fare inutili moralismi, ma vorrei riporre ancora una volta l’attenzione su questa problematica, che può essere estesa a qualunque specie protetta di animali o ancora più in generale alla salvaguardia, rispetto e tutela della natura, flora e fauna, a 360 gradi.

Si pensi, infatti, al traffico delle zanne di elefante in Africa, a quello di certi primati, nel medesimo continente, all’uccisione dei piccoli di foca, alla cattura indiscriminata delle tartarughe nelle splendide isole Galapagos solo per soddisfare il palato dei turisti e le tasche dei ristoratori che ci guadagnano con il famoso “brodino” che se ne ottiene. Questi sono solo alcuni esempi.

Non voglio trasformare il mondo una popolazione di vegetariani. Ci sono località dove la carne animale è fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo, o semplicemente i casi in cui vengono allevati per scopi alimentari. Ma ci sono anche paesi dove la loro uccisione si nasconde dietro ad effimere motivazioni, che vanno dalle ricerca alla cultura locale, alla minaccia per la sicurezza umana, come si può ricordare la recente uccisione dell’orso Bruno. Quando l’unica ragione è sempre la stessa, la ricerca del “Dio Denaro”. In fondo sono creature anche loro e in natura tutto ha una motivazione per esistere. Loro non possono indossare una “tonaca” ed impugnare un “martelletto” per diffendersi. E’ per questo che l’uomo, che a volte diventa il loro più temibile “predatore”, può essere anche l’unico in grado di tutelarli.

Molto si può fare, semplicemente partendo dall’educazione dei figli, insegnando loro ad amare e proteggere il pianeta in cui vivono. Adattando il metodo sperimentale Galileiano di Causa – Effetto tra eventi, possiamo dire che ogni nostro gesto o piccola azione, ha una conseguenza. Ciò che rimane sconosciuto dipende solo dai limiti della nostra capacità di interpretare la realtà, perciò informazione alla base di tutto.

Ritornando ai “miei” delfini è così che vorrei continuare a vederli

Animo felino? No grazie

di Giulia 

Ti segue ovunque. Anche in bagno. Lì fa la guardia accucciata sul tappetino ai piedi del lavabo anche nei periodi di permanenza più lunghi… Coraggio! Al richiamo del fischio arriva. Se poi non le dici più nulla, perché chiamata semplicemente per sapere dove s’è cacciata, inclina la testa guardandoti con fare critico, della serie: “Ma che c… mi chiami che ero spaparanzata sopra il TUO letto appena fatto, rigorosamente dal lato del cuscino così i MIEI peli ti faranno compagnia stanotte inducendoti a dozzine di starnuti allergici!” Ma se la guardi dolcemente facendo cenno col capo di salire ti salta addosso al ritmo di un rauco e ininterrotto “ronf ronf”.

E’ la mia micia, Asia. Animo canino.

Trilly

La mia cagnolina si chiama Trilly. L’ho trovata il 28 ottobre 2003 a Sant’Alberto di Zerobranco (Tv) ed il 25 dicembre di quell’anno ha dato alla luce tre cuccioli: Heibelle, Lulù e Simba. Tutti e tre, dopo essere stati svezzati,  sono stati sistemati e, a parte Simba, li vedo spesso, in quanto Lulù è mia vicina di casa, mentre Heibelle vive con i miei suoceri! In questi giorni Trilly è stata poco bene, probabilmente ha preso freddo, pertanto la sto tenendo a dieta. Quando torno a casa mi fa sempre le feste e mi segue ovunque vada. E’ proprio vero che il cane è il miglior amico dell’uomo……..

Simone Casale

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